De Cecco, le Paillotes, i suoi dipendenti e l’illegalità  diffusa…

29/12/2007 1 Di Un marziano

I dipendenti de Le Paillotes sono “scesi in piazza” per protestare contro il sequestro del locale, con slogan  contro Maurizio Acerbo (il parlamentare di Rifondazione Comunista) e Aldo Aceto (il pubblico ministero di Pescara che ha disposto il sequestro). Questi ultimi sarebbero, infatti, responsabili delle perdite (effettive o annunciate) di posti di lavoro conseguenti alla chiusura del manufatto ritenuto illegale dalla Procura della Repubblica.

Non entro nel merito della vicenda giudiziaria, anche se mi rimane difficile pensare che due persone equilibrate come il dr. Aceto e il Giudice per le indagini preliminari, Campli – che ha confermato il sequestro – abbiano entrambi commesso un errore di valutazione.

Certo è, però, che gli argomenti dei “protestanti” (nel senso di “quelli che protestano”) sono clamorosamente simili a quelli utilizzati dal “popolo di camorra” a giustificazione del loro “sostegno” alla criminalità  organizzata e ben descritti nel libro “Gomorra” di Roberto Saviano: in “nome” del “lavoro” tutto è lecito, anche violare la legge.

Ma quella dei “supporter” dei camorristi, come quella dei dipendenti di De Cecco è una falsa etica del lavoro, perchè in realtà  è la consacrazione dell’egoismo e della mancanza di senso civico. A chi volete che importi se la spiaggia di Pescara è stata saccheggiata – sembrano dire le maestranze di Le Paillotes – e che sarà  mai qualche metro cubo in più su suolo demaniale… noi dobbiamo lavorare!!!

A dire il vero costoro non hanno tutti i torti nel sostenere posizioni così grette: se a Pescara la regola – a qualsiasi livello – è “fai come ti pare” (e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti), perchè dovrebbero essere proprio i dipendenti de Le Paillotes a subire le conseguenze della “way of life” di questa città ?