Bussi, le gallerie di Toto e l’ipocrisia della “società civile”
Riprendo l’articolo dell’amico Mario Lusi su “Quelli che vogliono bucare l’Abruzzo” e aggiungo alcune considerazioni sull’altro responsabile di quello che è accaduto e che accadrà : la cosiddetta “società civile”.
Per quanto i politici di Bussi lamentino di essere i primi danneggiati dalla vicenda della enorme discarica abusiva cresciuta negli ultimi quarant’anni, gli stessi politici non amano sentirsi ricordare che la prima responsabilità per l’accaduto è proprio di chi, in nome di una distorta “etica del lavoro”, ha consentito l’installazione dell’impianto avvelenatore e di chi, pur di lavorare, ha chiuso per anni occhi, naso, orecchi e bocca sul modo in cui era gestito l’impianto stesso.
Ora la storia si ripete con lo scempio ambientale conseguenza del progetto di “accorciamento” dell’autostrada A24/A25 “a cura” di aziende del gruppo Toto: in nome della “sicurezza”, della “efficienza” e del “lavoro” si sta cercando di giustificare la ragionevolezza di un progetto che, invece, ragione non ha.
Francamente, non credo ci sia molti da preoccuparsi per chi ha in programma di realizzare quest’impresa faraonica e inutile: come già nel caso di Bussi, i quattro “cafoni” (alla Silone) alla fine subiranno le scelte dei potenti, in cambio di qualche briciola di finto ed effimero benessere.
Abruzzesi, bella gente!