Il sonno della ragione, i mostri e il Comune di Avezzano
Sembra – il condizionale è d’obbligo – che il Comune di Avezzano sia scosso in queste ore da una polemica innescata dalla concessione di uno spazio istituzionale per un convegno negazionista (la aberrante e inaccettabile “corrente culturale” che nega l’esistenza dell’olocausto). Sembra pure che – come già successo all’università di Teramo qualche tempo fa, non so se con lo stesso relatore – lo spazio inizialmente concesso sia stato, o stia per essere negato.
Sgombro immediatamente il campo da un possibile equivoco: sono “contro” senza “se” e senza “ma” il negazionismo. E’ una dottrina inaccettabile, priva di fondamento e vergognosa. E ogni occasione in cui qualcuno prova a sostenerla, dovrebbe essere sfruttata per darle ciò che merita, svergognandola e ridicolizzandola… se si hanno le capacità per farlo.
E proprio qui il punto dolente: mentre i sostenitori delle tesi più vigliacche si preparano attentamente per spargere il loro veleno, dall’altro lato spesso manca la preparazione e il coraggio per affrontare a viso aperto certe blasfemie e smascherarle per quelle che sono.
Cercare di ridurre al silenzio con la forza chi le sostiene, significa trasformare costoro in “martiri del libero pensiero”.
Estirpare queste convinzioni maleodoranti con la forza della ragione e della cultura significa mettere le persone in condizione di non essere subdolamente contagiate dal male.
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p.s. Il discorso sarebbe lungo, complesso e fuori dagli obiettivi di questo spazio. Ma non posso evitare di dire che se certa spazzatura ideologica è ancora in giro, è anche colpa del fatto che oramai – specie grazie alla barbarie televisiva – si può sostenere impunemente tutto e il contrario di tutto, o che tutto “è” il contrario di tutto.
Per ogni tesi che gli innumerevoli programmi televisivi ci propinano, ce ne è sempre una contraria, che viene presentata come il simmetrico dell’altra e dunque di pari dignità . A volte è così, ma altre volte – come nel caso del negazionismo – no. E allora non si può, in nome di una mal compresa libertà di pensiero, omogeneizzare qualsiasi differenza culturale, azzerando valori e verità storiche.
E` la differenza che passa tra i fatti e le opinioni (cit. Travaglio)
Ed il fatto innegabile che oggi la televisione degrada il “fatto” al rango dell’opinione, rendendolo appunto opinabile pur non essendolo.
Questo porta alle cialtronerie del tipo “ho patteggiato ma sono innocente” (contraddizione in termini) e amenita` simili che il pubblico si beve in maniera automatica. Pur avendo di fronte la dimostrazione che si tratta, appunto di cialtroneria.
Sono tempi bui per la ragione. Un medioevo televisivo che spaventa per quanto sia riuscito a inculcare nelle persone una nuova “forma mentis” che conduce dritti alla barbarie.
Non ci resta che aspettare e lavorare per un rinascimento che non so neanche se saremo in grado di vedere.
Si Andrea,
e questa vicenda non fa altro che denunciare l’impoverimento culturale dei nostri atenei, dove sempre piu’ si butta lo scontro sul fisico e meno sul campo dialettico. Probabilmente c’e’ la coscienza di non riuscire a contrastare questi soggetti con le parole! D’altronde questi fenomeni di censura aprioristica non fanno altro che ripetersi, mica abbiamo gia’ rimosso il caso sapienza?
Forse non e’ altro che l’estensione dell’obiezione alla domanda estemporanea del docente “ma l’argomento non era nel programma di esame!”
Lanfranco, nel caso della Sapienza le cose erano profondamente diverse, e proprio accomunare quella vicenda a questa di Avezzano può essere fuorviante.
Nel caso del Papa, premesso che il dissenso è stato manifestato in modo estremamente incivile, credo che il problema sia più ampio: il (mai sopito) impegno di santa romana a ingerirsi in ogni modo possibile delle vicende politiche e culturali italiane. In questo contesto, l’intervento del Papa all’università era quantomeno inopportuno: il problema non è che non lo hanno fatto parlare, ma che parla dappertutto e di fatti sui quali non avrebbe titolo (come rappresentante di uno stato estero, non come persona) per esprimere posizioni.
Nel caso di Avezzano, invece, stiamo parlando del sostegno fornito da un ente pubblico a tesi storicamente infondate, pericolose e inaccettabili.
Accomunare le due vicende signifca fare un favore ai nazisti…
Caro Lemontree,
Per quanto possa sembrare strano, può capitare di patteggiare pur essendo innocenti. E questo, non per l’alchimia giuridica vigente secondo la quale col patteggiamento si accetta una pena ma non la responsabilità . Ma per una questione molto più prosaica: la mancanza di soldi.
La difesa – e quella penale in particolare – è un lusso che molti non possono permettersi. E allora, non avendo a disposizione abbastanza soldi per affrontare il processo, capita spesso che le persone preferiscano patteggiare pur non avendo commesso reati (come si sarebbe dimostrato nel processo, se si fosse deciso di affrontarlo).
Posso capire un “comune mortale”… Ma quelle frasi spesso escono fuori dalla bocca di persone che, con ogni probabilita`, hanno i soldi che gli escono dalle orecchie, e che molto probabilmente non li hanno neanche guadagnati col sudore della loro fronte.
Cmq, anche se quella era una cialtroneria che magari puo` avere un senso, di cialtronerie ne e` pieno il panorama italiano. Fatto sta che la situazione e` davvero disperata (culturalmente e pragmaticamente)
A presto e complimenti per il blog!
Sai Lemontree,
io ho un approccio abbastanza pragmatico e che ritengo (non perche’ lo adotti) molto efficace:
– se un prodotto non mi garba non l’acquisto.
Il problema poi diventa di chi lo produce, perche’ se oltre a me non lo vende a nessun’altro, lui chiude!
Quindi se non mi garbano delle idee non vado a convincere, piu’ o meno con la forza, gli altri consumatori (spettatori); se non va nessuno a sentire queste idee prima o poi il soggetto si stufera’ di parlare da solo.
Mi sembra piu’ democratico e meno invasivo!