L’assenza di un’idea di città nei permessi per costruire degli uffici comunali
Il progetto di “ristrutturazione” di una palazzina distrutta dai bombardamenti all’angolo fra Corso Vittorio e Corso Umberto dimostra ancora una volta l’assenza di una qualsiasi idea di città nella concessione dei permersi per costruire e l’imperterrita tendenza a ripetere i fasti del sacco edilizio degli anni passati, quando in nome del mattone sono stati perpetrati degli scempi architettonici che ancora gridano vendetta.
Qualche esempio si trova Corso Umberto, dove a palazzine liberty si accostano costruzioni dallo stile indefinito, oppure nella vicina via Trento, dove accanto e di fronte a La Bresciana sono state costruite delle “cose” in vetro e metallo – per non parlare del “palazzo glassato” – e, ora, di fronte all’ex Banco di Napoli dove nascerà una palazzina “moderna”che snatura ulteriormente l’area.
Tutto questo fa pugni con l’identità di Pescara ed è proprio l’identità è il tema di questo post.
Scelte urbanistiche come quelle assunte da questa amministrazione – e da quelle precedenti, a dire il vero – evidenziano l’incapacità di decidere se Pescara deve conservare la propria anima liberty o se deve diventare una città ultramoderna. Non ci sarebbe niente di male nel decidere di imporre vincoli architettonici per conservare lo stile di un tempo o, al contrario “virare” verso il contemporaneo ultramoderno e brutalista, magari confinando il passato una zona “museale” come hanno fatto in Giappone con il Meiji Mura.
Di certo, quello che non si dovrebbe fare è rimanere nel mezzo e lasciare che la città continui a trasformarsi in un agglomerato urbano senz’anima. Questo, però, è quanto sta accadendo.