Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

15/06/2010

Una risposta ad Aldo Bonomi de IlSole24Ore

Aldo Bonomi pubblica sul sito de IlSole24Ore un articolo dedicato a Pescara che invita a qualche riflessione.
L’articolo si apre descrivendo l’evoluzione della città,

da tranquilla e sonnacchiosa città-giardino della borghesia umbertina a nodo metropolitano di una delle piattaforme produttive più importanti del paese

per poi proseguire evidenziando che, sì, dopo una fase di sviluppo i fondi comunitari sono finiti e dunque molte aziende chiuderanno ma qualcosa rimane in piedi

Mixando uno sviluppo senza autonomia dall’alto con un po’ di sviluppo e autonomia, la classe dirigente locale è riuscita a mettere insieme la grande industria con la creazione di reti infrastrutturali, centri di ricerca, università e una modernizzazione terziaria che, risalita “a salmone” lungo le valli dell’interno, ha portato alla parchizzazione di qualità del territorio.

Come dimostrano i recenti fatti giudiziari, non mi pare che la classe dirigente locale (posto che la nostra possa definirsi tale) abbia i meriti che le sono attribuiti dal giornalista. Certo, formalmente tutto quello che si legge nell’articolo esiste (università, centri di ricerca, grandi aziende ecc. ecc.) ma nella realtà dei fatti la “sonnacchiosità”  – direi meglio, lo stato comatoso permanente – dei luoghi affligge amministrazioni, imprese e cultura. Per rendersene conto basta “pesare” i contributi scientifici, economici e amministrativi che queste strutture hanno dato alla città e alla regione: grammi, piuttosto che tonnellate.

Quanto alla modernizzazione, lo stato dei servizi pubblici e del supporto alle imprese è a livelli borbonici. L’Abruzzo è, forse, l’unico luogo in cui la presenza di importanti multinazionali non ha innescato fra la gente una virtuosa reazione a catena di miglioramento del senso civico e della cultura del lavoro. Sono fermamente convinto che quando un’azienda seria si insedia in un territorio non ne trae beneficio soltanto l’occupazione. Ci si sarebbe aspettati che l’esposizione a corporate culture molto diverse fra loro, ma accomunate dal valore dell’eccellenza permeasse anche nell’agire quotdiano delle persone. Ma questo non è accaduto: sono passati anni e il pescarese è rimasto quello di sempre. Rassegnato, triste, fatalista, da un lato; spaccone e sognatore dall’altro. Il “ma chiddda fa tu??” 1 non è un modo di dire, ma una categoria dello spirito.

Parliamo poi dello “skyline metropolitano”, recentemente “arricchito” dal Golden Gate dei poveri (il famigerato “Ponte sul mare“). La cementificazione selvaggia di spiaggia e città ha prodotto, nel corso dei decenni, un vero e proprio “effetto Frankenstein”. Quel poco di liberty che è rimasto, soffoca stretto fra improbabili costruzioni “glass&steel”, palazzoni tutti diversi gli uni dagli altri e un enorme spazio antistante la stazione centrale che da anni attende una sorte (si parla di un parco, ma è più realistico pensare che diverrà un parcheggio – o magari l’ennesimo “centro direzionale”.

Due parole su quella che il giornalista chiama “piattaforma di una soft-economy fatta di patrimonio naturale e beni artistici”. Il turismo è da sempre al centro delle campagne elettorali di qualsiasi politico locale (dal professionista del settore, a quello improvvisato estemporaneo). Ma nei fatti si tratta soltanto di parole. La spiaggia di Pescara – una volta vero e proprio gioiello – è invasa da costruzioni di qualsiasi tipo (che non posso chiamare “abusi” perchè non si sa più nulla del procedimento penale che venne aperto qualche tempo fa in proposito).

Conclude Bonomi

Un riposizionamento che però si fonda su una scommessa forse ancora più ambiziosa: quella della creazione di uno spazio di rappresentanza di geocomunità metropolitana capace di superare i confini del vecchio municipalismo, costruendo reti di governance d’area vasta.

No, dr. Bonomi, il problema di questa città non è il Campanile, ma la miopia di una classe dirigente e imprenditoriale locale che “prende” senza “dare”. O se preferisce un’espressione più esplicita, il problema è l’esercito di parassiti che invade Pescara. Il fatto è che un parassita intelligente non ammazzerebbe il proprio ospite, questi invece …

  1. Ma che vuoi fare? Cosa ti sei messo in testa?, nota per chi non parla l’idioma
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