La catastrofe dell’informazione

21/01/2017 2 Di marziano

L’emergenza coincidente di neve e terremoto in Abruzzo ha esposto ancora una volta l’incapacità  dei media – e di quelli online in particolare – di offrire un reale servizio di rilevanza pubblica.

L’approccio dei giornalisti professionisti e dei direttori di testata è stato uguale a (e indistinguibile da) quello delle altre “edizioni” dedicate a calamità  naturali. Hanno mostrato politici che, con la faccia contrita, si fanno pubblicità , servizi su campanili che crollano, servizi su gente disperata, su persone salvate per miracolo o morte nonostante i soccorsi, su animali che perdono i padroni e viceversa.

Immancabili, i servizi sulle polemiche per i ritardi nei soccorsi e per l’inerzia nelle varie ricostruzioni subito annunciate e mai completate e – su tutto – le dichiarazioni istituzionali oramai condensate nel luogo comune “non vi lasceremo soli” (o in qualche minima variazione sul tema).

Immancabili, le facce dei ricercatori di vari istituti pubblici e privati che, invece di limitarsi ad evidenziare l’unico fatto certo – terremoti e (in parte) clima non si prevedono – stanno li a occupare tempo/video per rispondere sempre alle stesse domande formulate dal giornalista che recita sempre lo stesso copione. Immaginate cosa accadrebbe se, pescando l’appunto sbagliato, il giornalista chiedesse a un ricercatore dell’Istituto di geofisica e vulcanologia cosa ne pensa del vestito di Nicole Kidman alla Notte degli Oscar…

Ovviamente, l’informazione su quello che sta accadendo è necessaria. Ma piuttosto che raccontare storie che servono a chi le ascolta per esorcizzare gli eventi (per fortuna non è capitato a me) sarebbe utile avere dati oggettivi che non siano le varie conte (di famiglie sfollate, morti, feriti, danni).

Penso a un giornalismo Cigno nero che fornisca analisi basate sull’oggi, e che si occupi del modo in cui i singoli comuni e la Regione abbiano (non) impostato la gestione delle emergenze, mappatura delle abitazioni a rischio sismico, numerosità  delle prove di gestione delle calamità , effettivo mantenimento delle promesse politiche, motivo specifico dei ritardi dei soccorsi ecc. ecc.

Queste informazioni sarebbero estremamente utili sia per migliorare il livello futuro della gestione dei soccorsi, sia per chiedere conto a politici e amministratori del perchè, con il passare del tempo, le cose rimangano sempre uguali.

Ma questo è chiedere troppo al sistema informazione.