L’ipocrisia referendaria e l’abdicazione della responsabilità  individuale

26/10/2016 0 Di marziano

Se un giocatore è falloso bisogna cambiare (o rieducare) il giocatore, non le regole del gioco, perchè altrimenti il falloso di cui sopra troverà  altri modi per barare.

Usando questa chiave di lettura per il dibattito sul referendum costituzionale si capisce bene che i manovratori delle due campagne stanno semplicemente giocando una partita di potere, senza nessun reale interesse per l’interesse dell’Italia, per cui è del tutto irrilevante che in Parlamento ci siano una, due o tre camere, che il Senato sia composto da sindaci o assessori o che il presidente del consiglio sia eletto con i gratta e vinci o l’enalotto. Imboscati, doppiogiochisti e miracolati rimarranno lì dove sono – o saranno sostituiti da loro degni cloni.

Chi può fare una reale differenza, invece, è l’elettorato – ciascuno di noi – scegliendo di non votare più incompetenti, corrotti, faccendieri e marionette. Riducendo il numero dei bari, aumenta la probabilità  che una riforma – qualsiasi essa sia – venga realmente pensata per l’interesse comune. Ma questo non avviene perché abbiamo abdicato al nostro senso di responsabilità , delegando anche in questo caso scelte fondamentali a qualcun altro, salvo poi lamentarci del risultato.

Ovviamente, non sono così ingenuo da pensare che dovrebbero esistere solo politici “immacolati”, ma fra lo scempio di oggi e la perfezione dell’altro mondo, ci sono sicuramente molte possibilità  intermedie migliori di quelle che ci vengono presentate – o che subiamo supinamente.