Cancellati i voli per Roma. Dopo Ryanair, anche Alitalia vola altrove

25/03/2016 0 Di marziano

Continua inesorabile la caduta libera dell’aereoporto di Pescara verso lo schianto: dopo Ryanair, ora anche Alitalia cancella delle tratte (quelle su Roma), mentre la Saga pensa di riprendere il controllo della struttura “aprendo” rotte balcaniche. Tradotto: chi se ne frega delle necessità  di cittadini e imprese di essere collegati con l’Europa e con il resto del mondo occidentale, meglio importare turisti (più o meno) facoltosi sperando che lascino qualche rublo anche in Abruzzo.

Ma se l’Abruzzo ha già  dimostrato di non essere in grado di avvantaggiarsi dai collegamenti con Parigi e Londra, cosa dovrebbe far pensare che con i Balcani le cose dovrebbero andare meglio? Se ancora abbiamo problemi a spiccicare qualche parola in inglese, a chi parla russo che cosa diremo, Vodka, tovarich e Potemkin (che si pronuncia “potiomkin”)?

E’ chiaro che la SAGA (in tutte le incarnazioni del suo consiglio di amministrazione) non è capace di gestire in modo efficiente lo scalo, come è altrettanto chiaro che gli amministratori locali e regionali non sanno o non vogliono occuparsi seriamente di una questione così importante.

Viene da pensare che sia tutto frutto di un complotto aquilano per ridurre l’aereoporto di Pescara allo stesso livello dell’inutile e costoso campo di aviazione, pardon, aereoporto “Giuliana Tamburro” e, più in generale, per frustrare definitivamente lo sviluppo di Pescara (già  privata della direzione marittima e dell’alta velocità , oltre che della Corte d’appello).

Oppure viene da immaginare una combine ordita da palazzinari per impadronirsi di un’area che – comprendendo anche l’abolizione dei limiti in altezza sul corridoio di atterraggio) – rappresenterebbe la speculazione edilizia del secolo (e non solo di questo).

Oppure ancora, e forse è la ipotesi tristemente più corretta, l’incapacità  di trarre vantaggio da un aereoporto come il nostro è frutto proprio dell’essere abruzzesi, cioè “cafoni“, pastori e gregari, piuttosto che leader.