Veleni di Bussi: quando la realtà  sconfessa il diritto

17/03/2016 0 Di marziano

La discarica di Bussi inquina ancora. E, questo, con buona pace del tribunale penale di Chieti che assolse gli imputati – manager di alto livello di imprese multinazionali – sostenendo che, si, l’acqua era inquinata ma “non troppo”.

Una delle prime cose che viene insegnata nelle facoltà  di giurisprudenza è il concetto di “giudicato”: quando una sentenza è definitiva, facit de albo, nigro – trasforma il bianco in nero. Cioè può stabilire una “verità  processuale” che non corrisponde alla “verità  vera”.

Ma se i dati di cui parla Primadanoi.it nell’articolo al quale mi riferisco sono veri, allora – giudicato o non giudicato – la sentenza del tribunale di Chieti è doppiamente sbagliata: una volta perchè se la discarica di Bussi inquina ora, inquinava anche allora, una seconda volta perchè se la discarica inquina ancora, vuol dire che il reato è ancora “in corso” e quindi non si può parlare di derubricazione del reato e dunque di prescrizione.

Questi, però, sono cavilli da leguleio bizantino buoni, appunto, per la realtà  processuale ma nella realtà  vera viviamo ancora immersi in una fogna di veleni.

Francamente non mi interessa se i colpevoli verranno (mai) condannati al carcere duro, perché la priorità  dovrebbe essere quella di tutelare al salute dei cittadini e bonificare il sito. Ma costa troppo e dunque non si può fare, quindi… morite di cancro, cafoni, perché giustizia è già  stata fatta.