Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

01/02/2014

L’opposizione al taglio dei tribunali nasconde i problemi strutturali dell’aquilano

Archiviato sotto: Il campanile,Il potere,Vita forense

Ennesimo scontro fra avvocati e magistrati. Questa volta, però,  non a causa di una sentenza discutibile o per le rivendicazioni sulle tariffe forensi ma per la possibilità che sia rinviata di tre anni la chiusura dei tribunali minori.

Da un lato i magistrati sostengono l’abolizione dei tribunali in nome della maggiore efficienza, dall’altro gli avvocati (ma sostanzialmente quelli direttamente interessati) la contrastano “in nome della giustizia”. Ma in questo contrasto c’è anche la sponda politica, rappresentata da Federica Chiavaroli e Stefania Pezzopane, che sono latrici dell’emendamento che dovrebbe consentire la agognata (?) sospensione.

Ritengo che tenere ancora in vita dei tribunali inutili serva solo a dare un po’ di ossigeno all’economia di zone che, da sole, non hanno un’economia sostenibile. Questo è vero nel caso specifico per L’Aquila che, come scomodamente disse il parlamentare Straquadanio, “è una città morente indipendentemente dal terremoto” e – aggiungo – il cui tessuto economico è costituito dall’indotto che deriva dall’essere capoluogo di regione, dall’avere la Corte d’appello e l’università. Il terremoto – e dico questo con il massimo rispetto per la sofferenza delle persone, che non si discute – non ha distrutto fabbriche, impianti o infrastrutture per il semplice motivo che non c’erano.

L’Aquila è un luogo, dal punto di vista degli investimenti, del tutto sconveniente: senza vie di comunicazione, lontana da tutto e priva di una reale zona industriale. Che senso ha continuare a buttare soldi in iniziative scellerate come quella del campo di aviazione di Preturo? O continuare a sostenere che la Corte d’appello debba rimanere li’? O che la città abbia ancora diritto di essere capoluogo di regione?

Il tempo passa e i luoghi fanno il loro tempo. Secoli fa – e lo dimostra la rete dei castelli che si incontrano andando verso la città – L’Aquila era effettivamente un centro di qualche rilevanza. Ma ora – ed è inutile far finta di non vederlo – è semplicemente una bella cittadina di provincia, ricca di storia e tradizioni ma null’altro.

Purtroppo, la costa – e Pescara in particolare – non è mai riuscita a darsi una classe dirigente e politica abbastanza forte da cambiare questo stato di fatto. L’ultimo che ci è riuscito si chiamava Gabriele Rapagnetta – pardon, d’Annunzio – ma da quell’epoca in poi nient’altro è accaduto.

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