Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

31/12/2007

Una risposta ad Andrea Zana, direttore del Lido delle Sirene

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Andrea Zana, direttore del Lido delle Sirene (e dunque di Les Paillotes) pubblica sul sito del ristorante un commento sulla vicenda del sequestro del ristorante di De Cecco per presunti abusi edilizi. Il testo integrale – reperibile a questo indirizzo – richiede alcune precisazioni.

Scrive Zana, a proposito del “condannismo” di cui sarebbe vittima la struttura da lui diretta:

Tali esponenti politici commettono, a nostro avviso, numerosi errori. Forse perché si percepiscono quali unici e supremi depositati della legittimità e legalità, si permettono di salutare come storico un provvedimento della Magistratura relativo ad un procedimento che è, allo stato, in fase di indagini preliminari. Ma l’ordinamento giudiziario della Repubblica non impone la presunzione di innocenza fino al passaggio in giudicato di una sentenza?

La presunzione di innocenza è un importantissimo strumento di civiltà (non solo) giuridica e serve a garantire un processo equo, ma vale all’interno delle aule di giustizia. Chi non è coinvolto nel processo ha in ogni caso il diritto di costruirsi un’opinione su fatti noti o conosciuti direttamente, con l’unico limite di non ledere l’onore e la reputazione altrui. Quindi, il fatto che – giustamente – gli indagati nel procedimento Les Paillotes rimangano a piede libero fino alla fine del processo nulla toglie alla valutazione culturale e politica di quello che è accaduto alla spiaggia di Pescara ad opera dei balneatori.

Continua Zana:

Il presunto abuso consisterebbe nell’aver eseguito lavori in pendenza dell’approvazione del Piano Spiaggia e segnatamente in regime di blocco dei nuovi lavori nelle more di tale approvazione: non viene presa in considerazione la disciplina transitoria che, viceversa, autorizza lo svolgimento di lavori edili a condizione che non si produca un aumento del costruito.

Non entro nel merito del contenuto giuridico delle affermazioni di Zana, non mi risulta sia un avvocato e quindi non sarebbe corretto – peraltro senza avere letto gli atti – dimostrargli che sta sbagliando. Fatto sta tuttavia che, oggettivamente, gli stabilimenti balenari di Pescara (quello di De Cecco incluso):

  • sono cresciuti a dismisura trasformandosi da strutture precarie da rimuoversi a fine stagione, in veri e propri complessi edilizi fronte mare,
  • impediscono la vista e l’accesso al mare ai cittadini,
  • deturpano il paesaggio,

Di nuovo la parola al direttore del Lido delle Sirene:

Ed ancora, il valore simbolico riconosciuto all’atto quale provvedimento di riscossa contro gli abusivismi che hanno ridotto il lungomare cittadino nello stato in cui versa: ma questi signori, non siedono negli scranni di Palazzo di Città in sostegno della Giunta comunale che di recente ha approvato un Piano Spiaggia? Ma dei politici, non dovrebbero giudicare storici gli atti di governo – fra cui il ricordato Piano Spiaggia – di cui sono responsabili e non provvedimenti della Magistratura?

Le (eventuali) responsabilità politiche degli amministratori o le “concessioni” a colleghi di coalizione in nome della “ragion di Stato” (o meglio, di Comune) non cambiano i termini della questione: i balneatori si sono appropriati del demanio pubblico, trattandolo come se fosse “roba loro”. E tanto per essere chiari sul punto: come è possibile che le concessioni (che sono un atto amministrativo, in cui il balneatore non ha o non dovrebbe avere voce in capitolo) siano sempre in mano alle stesse persone e abbiano addirittura – è voce diffusa – un prezzo di vendita, analogamente a quelle dei taxi (altro fatto su cui tutti fanno finta di non vedere)?

Ecco ora un passaggio iperliberista del testo di Zana:

È stato bloccato un ristorante nel periodo di massima produttività, negando persino l’autorizzazione all’esercizio provvisorio: danno economico, posti di lavoro a rischio, più in generale ulteriore rafforzamento di quel clima di sfiducia che, da fonti ben più autorevoli e in riferimento alla situazione dell’intero Paese, vengono indicate quali causa primaria del persistere di una situazione di crisi economica ormai strutturale.

Nulla da dire in più di quanto ho già fatto in un precedente post, parlando di falsa etica del lavoro e di analogie con le tesi di chi giustifica il supporto alla criminalità organizzata.

Andiamo oltre:

È stato bloccato un ristorante nel periodo di massima produttività, negando persino l’autorizzazione all’esercizio provvisorio: danno economico, posti di lavoro a rischio, più in generale ulteriore rafforzamento di quel clima di sfiducia che, da fonti ben più autorevoli e in riferimento alla situazione dell’intero Paese, vengono indicate quali causa primaria del persistere di una situazione di crisi economica ormai strutturale.

Il “clima di sfiducia” cui si riferisce Zana è causato dalla percezione diffusa di come il malaffare di molti politici, amministratori e imprenditori – e che si traduce in tangenti, abusi edilizi, sprechi e quant’altro – sia oramai inevitabile e “strutturale” nel modo di funzionare dell’Italia e di Pescara.

E in chiusura:

È ancora possibile intraprendere iniziative economiche e, dopo averle gestite nel pieno rispetto della legalità, vedersi accusate continuamente di abusivismo, speculazione edilizia e ogni altra nefandezza al punto da ritenere storico il sequestro di un locale?

Lo stabilimento di De Cecco è l’ultimo destinatario di una lunga serie di provvedimenti della magistratura che hanno riguardato moltissimi altri stabilimenti balneari di Pescara. Se proprio ci si dovesse domandare qualcosa, allora ci si dovrebbe chiedere come mai il sequestro è arrivato così tardi (dopo quasi due anni dalla mia iniziale segnalazione al Ministero dell’ambiente, al Comune e alla Procura della Repubblica di Pescara).

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