Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

24/01/2012

Elezioni forensi a Pescara. Manca l’analisi del voto

Archiviato sotto: Vita forense

p.s 2. E’ arrivata per la seconda volta la stessa email di Essere avvocati. Quando tanto, quando niente…  

p.s. E’ appena arrivata la email di “Essere avvocati” che chiede il voto per gli altri componenti non entrati al primo turno, e ringrazia gli elettori. Sarà un post hoc ergo propter hoc, ma è accaduto dopo la pubblicazione di questo post…

Cinque candidati di “Essere avvocati”, la lista “uscente”, sono passati al primo turno. Nè gli indipendenti, nè i colleghi che si sono radunati nella lista “Un consiglio per tutti” sono riusciti a raggiungere almeno un seggio in consiglio. I dieci seggi residui verranno quindi assegnati grazie al ballottaggio che si svolgerà questo venerdì.

Anche il dopo-voto conferma la sgradevole sensazione che avevo espresso in questo post,

Indicativo il fatto che molti candidati, mentre si tentava di discutere in aula, preferivano continuare a stringere mani e sfoggiare sorrisi di circostanza nel tentativo di assicurarsi anche solo un voto “imprevisto”. Con ciò rinforzando la percezione che, tutto sommato, i potenziali elettori possono essere convinti da una pacca sulla spalla o da un sorriso (più o meno sincero) invece che dall’autorevolezza di chi si candida.

Nessuno si è sprecato a “parlare” con l’elettorato. Non i “vincitori” – che avrebbero quantomeno potuto ringraziare – non gli sconfitti – che avrebbero potuto e dovuto fornire a chi li ha votati e a chi non li ha votati una lettura del voto. Invece, “Un consiglio per tutti” si è limitata a inviare un messaggio con la lista dei candidati da votare al ballottaggio, mentre “Essere avvocati” e gli “indipendenti” nemmeno questo hanno fatto.

E’ drammaticamente chiaro, a questo punto, che i problemi centrali del nostro foro sono la rappresentanza e la rappresentatività di chi lo governa, e l’assenza di cultura politica e corporativa in chi ne è governato. Se veramente abbiamo a cuore la sopravvivenza della nostra professione dobbiamo spezzare il circolo vizioso dell’indifferenza e partecipare attivamente alla vita della nostra comunità professionale. E’ l’unico modo per colmare una distanza sempre più grande fra la base e il vertice del governo forense (locale, ma anche nazionale).

E se questa distanza dovesse crescere ancora, potrebbe anche accadere che l’abolizione dell’ordine venga decretata dai fatti, ancora prima che dalle leggi.

 

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