Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

07/01/2012

I privilegi degli avvocati

Archiviato sotto: Vita forense

Nel dibattito sulle liberalizzazioni emerge sistematicamente il tema della riforma della professione forense, necessaria per eliminare i “privilegi” della “casta”. E ogni volta che sento dire – o che leggo – affermazioni del genere mi domando di quali privilegi parla chi esprime queste opinioni.

Oggi, senza nemmeno essere avvocati iscritti a un albo, è già possibile  gestire il risarcimento per incidenti stradali e colpa medica, amministrare condomini, dare pareri, scrivere querele e – in generale – svolgere tutte le attività diverse dal “fare le cause”, o meglio dall’andare in tribunale. Il tutto, spesso, a costi molto più elevati di quelli praticati dagli iscritti all’albo.

Oggi, a differenza di un’impresa, l’avvocato NON ha diritto a contributi pubblici o a partecipare a finanziamenti comunitari, NON può detrarre fiscalmente l’acquisto dello studio, NON accede alla cassa integrazione. In altri tertmini, l’avvocato sopporta in proprio tutti i rischi professionali, senza nessuna forma di protezione.

Oggi un magistrato può – dopo un certo lasso di tempo – dimettersi dalla sua funzione e fare l’avvocato. Ma l’avvocato non può diventare magistrato – anche dopo quarant’anni di lavoro.

Ora, se questi sono i “privilegi” della “casta”, spero che li aboliscano il più in fretta possibile, in modo da restituire dignità a quel poco che resta della professione di avvocato.

p.s. Non che la categoria sia priva di responsabilità per lo stato di fatto e la percezione che il pubblico ha del nostro lavoro. Ma di questo scriverò in un prossimo post.

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