Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

15/01/2006

La spiaggia di Pescara non è dei balneatori – Un intervento sull’invasività dei balneatori pubblicato sul quotidiano Il Centro del 15 gennaio 2006

Archiviato sotto: Il cemento,La spiaggia

Gentile direttore,
Vorrei intervenire a proposito delle recinzioni che impediscono – o limitano fortemente – l’accesso in spiaggia. Questa situazione fu “portata all’attenzione” della procura della Repubblica – come documentò il suo giornale – da un mio esposto che deve avere prodotto qualche risultato, se è vero che ora è possibile passeggiare sulla riviera vedendo il mare direttamente e non come se si fosse al di qua della finestra di una cella. Ovviamente sulla spiaggia ci sarebbe molto ancora da rimuovere per ridare alla città una “passeggiata” degna di questo nome, ma almeno qualcosa è successo e ora si respira un po d’aria. Ma fino a quando?

La domanda è legittima, viste le notizie pubblicate da Il Centro nei giorni scorsi che lasciano infatti poche illusioni sul futuro della riviera.

Al di là di affermazioni generiche e vaghe rilasciate dall’assessore competente (balneatore) e dai rappresentanti dei balneatori, sembra proprio emergere la tendenza a percepire la spiaggia come un bene privato “graziosamente” concesso in uso a pagamento ai cittadini e non – come dice la legge – esattamente il contrario.

Questo è del tutto evidente quando i gestori parlano di “intangibilità dei diritti acquisiti” come pregiudiziale per qualsiasi trattativa con il Comune.

Ma di quali diritti parlano costoro? Del diritto di oscurare la vista del mare a chi passeggia sul marciapiede? Del diritto di costringere chi vuole scendere in spiaggia ad attraversare – uniche vie di accesso – bar e ristoranti? O, ancora, di quello di espandere in ogni direzione (altezza compresa)strutture che dovrebbero essere smontabili e che invece sono delle vere e proprie costruzioni in ferro e cemento?

A quanto pare di capire – e vorrei veramente essere smentito – le recinzioni torneranno (con la ridicola “variante” di una minore altezza), le cabine rimmarranno dove sono fino a quando il concessionario lo vorrà, e gli accessi al mare si trasformeranno in “cunicoli” da attraversare quasi furtivamente, e con qualche rischio.

Per non parlare del fatto che, con la scusa di proteggere gli impianti dai “vandali”, recinzioni e cancelli si estendono di continuo, ogni volta che un pezzo di spiaggia viene sottratto ai bagnanti e riservato alle attività commerciali di chi gestisce lo stabilimento.

Sono dunque così forti, i balneatori, da imporre la loro volontà all’amministrazione comunale – tutta, maggioranza e opposizione – anche contro gli interessi della maggioranza dei cittadini?

E come mai – cosa più grave e preoccupante – i pescaresi tollerano questo stato di fatto?

Andrea Monti

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