Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

17/12/2016

Il ministro Fedeli e il “pezzo di carta” all’insaputa

Archiviato sotto: Il sonno

Il ministro dell’istruzione Fedeli ammette di non essere laureata e che averlo scritto sul curriculum (cosa che però non ricorda di avere fatto) è stata una svista. Nell’intervista a Repubblica.it dichiara pure che, a un certo punto, avrebbe anche potuto “far equiparare” i suoi titoli ad una laurea, ma che non l0 ha fatto perché era impegnata in altro.

Il ministro Fedeli è  l’ultima di una serie di illustri finti laureati  o di “laureatiallestero” (ricordate Oscar Giannino o il caso di Renzo Bossi, figlio di Umberto Bossi?) e dimostra che la “sindrome da pezzo di carta”, in Italia, non è ancora passata.

Non biasimo la “laurea all’insaputa” del ministro Fedeli, nè quella inesistente di Giannino ed  è sacrosanto il ragionamento secondo il quale non serve una laurea per essere preparati e competenti. Ed è proprio questo è il punto: la laurea “serve” a chi vuole studiare e non c’è nulla di male nell’avere fatto altre scelte di vita. Ci si laurea perché si amano studio e ricerca e perché si vuole contribuire alla crescita del Sapere, non per avere un pezzo di carta da appendere al muro in salotto, per provare l’orgasmo di farsi chiamare “dottore” o per avere un aumento di stipendio. Almeno, così dovrebbe essere, perché la realtà dimostra tuttaltro e ci racconta, appunto, di politici, uomini pubblici e privati che cercano di darsi un tono appicicandosi medaglie di latta fabbricate in casa o comprate dal rigattiere.

Non è solo il ministro Fedeli ad avere millantato (a sua insaputa) un titolo che non ha, e non vedo tutto questo pericolo dalla sua incompetenza nel settore dell’istruzione: alla fine della fiera, non potrà fare più danni di tanti altri e più blasonati colleghi e – come loro – non pagherà per i danni eventualmente provocati durante il suo mandato.

Chi mi spaventa, invece, è l’italietta del “pezzo di carta”, delle giacche con le spalline per sembrare più “massicci”, degli esoscheletri fisici e sociali che nascondono un enorme vaso pieno di vuoto.

 

 

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