Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

06/06/2016

Pescara in caduta libera, ha dimenticato i tempi d’oro

Dopo Alitalia, RyaAir e Air Vallée, tocca a SNAV (vettore marittimo) di annunciare l’abbandono di Pescara.

Più o meno contemporaneamente, Riccardo Padovano, assessore che ha nei balneatori il proprio bacino elettorale, annuncia “controanalisi” sulla qualità del mare che, a suo dire, saranno affisse in tutti gli stabilimenti balneari per contestare i risultati diffusi dall’ARTA sui livelli di inquinamento delle acque.

I due fatti, anche se non direttamente collegati fra loro, descrivono una Pescara in caduta libera.

Da un lato c’è l’oggettiva scomparsa di vettori che “portano gente”, dall’altro c’è un inquinamento che la gente fa scappare. In mezzo, una classe imprenditoriale – ancora prima che politica – palesemente incapace di capitalizzare le (oramai ridottissime) potenzialità turistiche della città, e amministratori che, nella disperazione più totale, arrivano a mettere in dubbio la correttezza di un ente istituzionale.

Talk is cheap – parlare costa poco, dicono gli inglesi e criticare è facile. Ma in concreto, che cosa si può fare per cambiare questo drammatico stato di fatto?

Un’idea concreta è smettere di aspettare che l’amministrazione comunale faccia qualcosa. La sua incapacità  – come peraltro quella dei precedenti amministratori, non meno responsabili per lo stato di fatto – è oramai conclamata. Piuttosto che affidarsi ai “grandi eventi” organizzati dall’omonimo assessorato, gli imprenditori dovrebbero mettersi insieme e trasformare la città in un “palco diffuso” finanziando iniziative che attraggano persone come eventi motoristici, competizioni sportive di discipline meno famose del calcio, ma molto praticate, concerti di generi musicali diversi dal “solito” jazz, mostre, concorsi letterari. E non dovrebbero nemmeno sforzarsi più di tanto perché a Pescara ci sono innumerevoli associazioni che potrebbero farlo al posto loro, se solo avessere le risorse.

Basterebbe questo a risollevare le sorti della città? Probabilmente no, ma se nell’arco dei tre mesi estivi Pescara ospitasse trenta eventi – uno ogni dieci giorni – che catalizzano l’interesse di persone mai venute da queste parti, avremmo senz’altro una boccata d’ossigeno per tutti e un esempio di cosa possiamo offrire a chi sceglie di venire da queste parti.

Questa non è un’idea balzana perché – nonostante gli ostacoli posti dalla giunta comunale dell’epoca – Pescara ha già conosciuto una stagione del genere.

Mi riferisco ai primi anni ’90 del secolo scorso (fa un po’ ridere dirlo così, ma è vero), quando soprattutto grazie all’ARCI (entre di promozione culturale e ricreativa) in città era possibile fare qualcosa di diverso praticamente ogni sera. C’erano locali etnici, jazz club famosi anche al di fuori dei confini locali (Kabala), videoteche, mostre di fumetti, eventi musicali come l’Acoustic Music Festival, rassegne cinematografiche, eventi internazionali su informatica e giochi di ruolo, mainfestazioni sportive internazionali (Golde Gala di atletica leggera)… Chi ha vissuto quel periodo deve per forza ricordarlo, e non può avere dimenticato come ci si divertiva a Pescara.

Breve: se vogliamo salvare la città tocca accorciarsi le maniche, con buona pace di questi grigi personaggi che – purtroppo – la gestiscono.

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