Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

22/07/2015

Siti per lo stoccaggio di scorie nucleari anche in Abruzzo?

Da Primadaonoi.it

Il deposito (l’Italia è l’ultimo Paese Ue a non averlo) è un’infrastruttura di superficie per i rifiuti radioattivi, compresi quelli provenienti da attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca (circa 75.000 metri cubi a bassa e media intensità). Un’opera pubblica che promette investimenti per 1,5 miliardi in 4 anni, 1.500 posti di lavoro l’anno per la costruzione e 700 per la gestione.

Ancora una volta dunque, in Italia, soldi e lavoro in cambio di cancro e veleni.

Essendo anche l’Abruzzo fra i potenziali candidati, mi aspetto un duello all’ultimo sangue fra province e comuni per ospitare questa “importante opera, che contribuirà allo sviluppo della Regione garantendo posti di lavoro, innovazione e benessere, proiettando l’immagine dell’Abruzzo a livello internazionale come una regione di avanguardia…”
D’altra parte, con la vicenda di Bussi abbiamo già dimostrato di essere in grado di farci avvelenare senza battere ciglio.
Quando si dice la professionalità…

* * *

2 Comments »

  1. La discarica di Bussi era ABUSIVA. Un impianto in regola, costruito con le tecnologie allo stato dell’arte, in un posto ritenuto sicuro (sempre se si dovesse trovare) è ben altra cosa. Ora io lo so che in passato non abbiamo dato prova di saper fare certe cose molto bene, soprattutto quando la politica ci mette del suo, ma francamente la sindrome NIMBY ha un po’ stufato. La possibilità di fare le cose per bene c’è, e si potrebbe benissimo scegliere di farle qui. Altrimenti i rifiuti li prendiamo e li portiamo in Africa, tanto lì sono abituati a riceverli, vero?

    Comment by geps — 23/07/2015 @ 7:07 am

  2. Non e’ una questione di sindrome NIMBY ma di disonestà intellettuale della comunicazione. L’articolo avrebbe dovuto dire: “questa roba c’è, è pericolosa, ma siccome la abbiamo prodotta noi dobbiamo gestirla. Per quanto ci impegneremo a fare le cose per bene dobbiamo mettere in conto che ci sono dei rischi e fin da ora stiamo pensando a come gestire l’eventualità di un incidente per proteggere sia chi lavorerà nell’impianto, sia chi sarà incolpevolmente esposto alle radiazioni. Chiediamo la collaborazione di tutti, impegnandoci noi per primi a fare del nostro meglio”.
    Invece il messaggio che passa è:”tranquilli, lavoro e soldi per tutti, e anche se avveleniamo qualcuno che sarà mai?”
    E chiaro che ho usato dei toni volutamente paradossali, ma credo che sia chiaro il senso del discorso.

    Comment by marziano — 23/07/2015 @ 3:52 pm

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