Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

13/05/2015

Un’altra candidata cattedrale nel deserto a L’Aquila. La storia non ha insegnato nulla

Archiviato sotto: Il campanile,Il potere,Il sonno

Dichiarano i politici aquilani Massimo Cialente e Giovanni Lolli che la Accord Phoenix (attiva nel riciclo di materiale elettrico ed elettronico) aprirà uno stabilimento nel quale verranno assunti, con priorità assoluta, lavoratori aquilani già “vittime” del famigerato “polo elettronico”. Il tutto, grazie anche (soprattutto?) a un finanziamento pubblico.

Alle “fanfare” miopi suonate dai due politici (al cui concerto si è aggregata anche Stefania Pezzopane) si contrappongono alcune considerazioni strategiche e fattuali che lasciano presagire, nel giro di qualche hanno, la replica di un triste copione già visto: crisi del mercato, cassa integrazione, licenziamenti, “tavoli di concertazione”, “indignazione” per il “tradimento” ecc. ecc.:

  • come dimostra, da ultimo, la vicenda dello sciagurato “aereoporto” di Preturo, la zona de L’Aquila è al di fuori di qualsiasi rotta commerciale e industriale,
  • la logistica (e il posizionamento geografico) della zona rendono inefficiente l’installazione di impianti produttivi, tanto che (in stile Pomezia) senza contributi pubblici le fabbriche non avrebbero ragione di aprire stabilimenti da quelle parti,
  • la forza dell’aquilano è il turismo culturale e religioso, ma non ci sono mai stati investimenti seri da parte della Regione, e reale volontà operativa, da parte degli imprenditori e commercianti, per sfruttare una indubbia caratteristica identitaria del territorio.

In sintesi, dunque, i politici aquilani non riescono a trovare nulla di meglio, per il loro territorio, che ricorrere ad un assistenzialismo finanziato da soldi pubblici che, nell’immediato, darà lavoro a qualche decina di persone, sul medio periodo creerà nuovi problemi e non risolverà, strutturalmente, i problemi della zona.

Mi domando cosa sarebbe successo se il corposo finanziamento che consentirà l’apertura dello stabilimento Phoenix fosse stato “dirottato”, appunto, su turismo e cultura. Ma visti i fatti, questa domanda non avrà mai risposta.

 

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