Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

03/02/2015

Inquinamento di Bussi: avvelenati, ma non troppo…

Archiviato sotto: Il potere,Il sonno,La sanità

Avvelenati, si, ma non troppo. Questa è la sintesi della sentenza che ha assolto gli imputati per l’inquinamento delle falde acquifere di Bussi. Non entro nel merito della sentenza perché dovrei leggerla insieme agli atti processuali per farmi un’idea. “A pelle” dico che non mi piace, ma è un giudizio atecnico e come tale privo di valore.

Il problema serio di questa sentenza, tuttavia, è che ancora una volta si dimostra come, nei processi che implicano questioni scientifiche e tecnologiche, i giudici sono ostaggio dei consulenti e  – in questo caso – della colpevole incapacità dell’amministrazione (Regione Abruzzo, Provincia e Comune di Pescara).

Sono stati i consulenti, con le loro “complesse analisi” a sostenere tutto e il contrario di tutto a seconda della prospettiva dalla quale guardavano il processo, e a meno che il collegio giudicante, oltre alla laurea in giurisprudenza, non avesse anche quelle in chimica, geologia o ingegneria ambientale è abbastanza improbabile che abbia potuto realmente valutare l’attendibilità delle perizie.

Inoltre, mancano dati epidemiologici, scrive in un passaggio l’estensore della decisione: questo significa (traduco in italiano dal legalese) che per quarant’anni – quarant’anni, non un paio di giorni – nessuno si è realmente attivato per raccogliere dati sui livelli di inquinamento delle falde acquifere (anche) di Bussi e collegarli con la diffusione di patologie collegate alle sostanze in questione.

La conseguenza di questa omissione è che non si può stabilire un legame fra gli elementi chimici presenti nell’acqua potabile e l’insorgere del cancro e di altre malattie associate al contatto con le sostanze velenose certamente scaricate nell’acqua stessa.

Sia come sia, conta solo la sentenza che – come dicevano i latini – ha il potere di  “facere de albo, nigro”, di trasformare il bianco in nero. Il nero della morte di chi, in questi anni, è stato avvelenato, ma non troppo, da una micidiale miscela di incapacità politica e bieco interesse industriale.

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