Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

14/12/2014

Il problema dei “duri e puri” (ovvero: chi è senza peccato…)

Leggo su L’Espresso questa dichiarazione di un consigliere comunale del Movimento 5 stelle che prima dichiara di rinunciare al benefit dei biglietti per una partita, poi ci ripensa e li regala a figlio e marito:

Mio figlio è piccolo ma è già un grande tifoso viola: quando gli spiegai che avrei rinunciato ai biglietti gratis ci rimase malissimo e chiese solo un’eccezione per la Juve. E mio marito è disoccupato, quindi aveva titolo per ottenerlo. E invece qualcuno all’interno del mio gruppo ha spifferato la cosa alla stampa. Sono agghiacciata, mi hanno tradita

Fin qui il fatto, ora il commento.

La chiave dell’improbabile “difesa” della signora sta nell’uso della parola eccezione.

Nel vocabolario dei 5 stelle, come in quello degli estremisti (cattolici, islamici, fascisti, comunisti, moderati-democristiani) questa parola non esiste. La fedeltà all’Idea viene prima di tutto e gli interessi personali non possono avere spazio.

Almeno pubblicamente, perché poi nel chiuso delle stanze dei palazzi e dei sottoscale del “potere”, l’integralismo infrangibile comincia a scricchiolare.

Non si potrebbe usare il lampeggiante dell’auto di servizio per la corsia preferenziale visto che non c’è emergenza. Si, ma devo andare a prendere il treno per le vacanze… è un’eccezione.

Non si potrebbe saltare il posto in lista d’attesa per un controllo medico in un certo ospedale. Si, ma io ne ho bisogno ora… è un’eccezione.

Non si potrebbe superare un esame senza avere studiato. Si, ma è l’ultimo e io mi devo laureare… è un’eccezione.

Così, quella che per il singolo è una “piccola” eccezione diventa arrogante privilegio o disservizio quando tutti (quelli che possono) sfruttano a danno degli altri la loro posizione di vantaggio.

Pensate al parcheggio davanti a un cancello o sul posto riservato ai disabili. Quante volte, facendo notare la cosa al “beneducato” automobilista, vi siete sentiti rispondere “E che sarà mai! La ho lasciata per un minuto!” Già, un minuto, come quello prima di lui, e quello prima ancora… morale, quel posto per disabili è sistematicamente occupato da chi – per sua fortuna – non ne ha diritto.

Nella sua sgradevolezza, il ricorso ipocrita al concetto di “eccezione” è un fatto normale: ciascuno di noi ritiene che, a un certo punto, il proprio interesse prevalga su quello altrui, anche a costo di provocare un danno (grande o piccolo non importa). E se questo comportamento è spiegabile (ma non giustificabile) in un “peccatore”, non lo è in chi si dichiara – nella vita, sul lavoro, in politica –  “duro e puro”. Nessuno gli ha chiesto di esserlo, ma dopo avere scelto di dichiararsi “senza peccato”, il “duro e puro” perde il diritto a essere incoerente e contraddittorio, anche solo per una volta. Deve effettivamente rinunciare ai propri interessi, piccoli e grandi, in nome della promessa che ha fatto e della fiducia che chi lo ha eletto gli ha consegnato.

Con questo ragionamento non difendo il diritto di applicare la “Legge di Razzi”, ma solo evidenziare che prima di mettersi a scagliare pietre – sport molto diffuso, specie fra gli ipocriti benpensanti – bisognerebbe farsi un esame di coscienza e capire se si è veramente “senza peccato”.

Certo, che perdere la “durezza-e-purezza” per una partita di calcio…

p.s. Tornando al caso del consigliere comunale 5 Stelle, peggio del gesto c’è la difesa: mio figlio è tifoso, mio marito disoccupato e quindi legittimato, e poi qualche traditore ha reso pubblica la cosa. Come si qualifica questo ragionamento?

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