Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

03/11/2014

La pista ciclabile di Pescara buona per i Marines

Archiviato sotto: Il cemento,Il comune,Il potere,Il sonno

Ieri ho fatto un giro in bicicletta cercando di usare soltanto la pista ciclabile e ho scoperto che il percorso è un ottimo addestramento per chi vuole entrare nei Marines.

Partenza (in moderata salita) dall’ingresso davanti al Florian Espace: le assi  scheggiate e disconnesse, mettono a rischio le gomme e l’equilibrio.

Arrivato, dopo qualche decina di metri, sul ponte che scavalca il fiume la situazione non cambia. Anzi, è aggravata dalla pendenza che rende pericoloso l’attraversamento a bambini non abbastanza grandi da controllare il moto  irregolare della bicicletta e i freni.

Girando a sinistra (cioè tornando verso il porto) la strada è ingombrata da qualsiasi cosa: bottiglie rotte, scatole, stracci. Cani randagi (ieri, un pastore abruzzese) scorrazzano senza problemi e anche le automobili invadono la corsia riservata alle biciclette.

Arrivati alla fine della pista bisogna passare sotto il ponte d’Annunzio (quello di Rampigna) dove stazionano con tanto di tenda e altri poveri oggetti dei senza tetto. Sono (o sembrano) innocui e hanno un piccolo cane di colore nero molto “nervoso” che appena ti vede ti si lancia contro.

Appena dopo avere superato il ponte si gira a destra per salire sul ponte di ferro dove transitano anche i pedoni e poi, prima di attraversare sempre il ponte d’Annunzio all’altezza dello stadio Rampigna, c’è una stradina a chiocciola estremamente ripida con guard-rail che non bloccano la caduta accidentale (possibilissima, nel caso di bambini e anziani) che reimmette sul lungo fiume all’altezza di “porto pantegana”, sempre sotto il ponte d’Annunzio e all’altezza della curva (coperta) che continua verso l’argine. Qui, sulla traiettoria di uscita della curva cieca per chi arriva dall’argine, un attraversamento ciclistico consente di raggiungere la pista che costeggia il fiume.

Questa parte di tracciato è  molto stretta e due biciclette affiancate (una in una direzione, una nell’altra) rischiano di toccarsi. Inoltre bisogna fare attenzione ai pedoni che, invariabilmente, non si preoccupano di essere su una pista ciclabile e ai “professionisti” che, vestiti come se dovessero partecipare al giro d’Italia, sfrecciano arrogantemente in mezzo alle persone normali.

Arrivati alla fine di questa parte del tracciato bisogna attraversare l’area del distributore di benzina e poi salire sul marciapiede per poi girare a destra verso il ponte del mare. Anche qui, nonostante lo spazio riservato ai pedoni, la pista ciclabile è occupata praticamente da chiunque (compresi i famosi “professionisti”).Valicato il ponte, la pista ciclabile prosegue attraversando subito a destra la strada e poi di nuovo a sinistra, su un marciapiede stretto, “convertito” a tracciato, con pali della luce e altri ostacoli fino a quando è possibile attraversare nuovamente la strada per rientrare sul lato del lungomare. Anche qui la corsia è occupata da chiunque tranne che da ciclisti.

Ripercorrendo la strada al contrario, una volta attraversato nel senso opposto il ponte del mare e imboccata la pista del lungofiume, se si ha ancora un po’ di coraggio si può decidere di terminare il giro ad anello percorrendo l’ultimo tratto di pista ciclabile sull’argine.

E’ la ciliegina sulla torta.

Per poterci arrivare, infatti, bisogna nuovamente attraversare il lungofiume sotto il ponte d’Annunzio e poi, con le automobili che arrivano da dietro, percorrere in salita la curva cieca a destra che – superando il deposito di marmi di Liberatoscioli – porta a un incrocio a quattro strade da attraversare per poi salire sull’argine. Qui, su una corsia ancora più stretta e in equilibrio precario, si ritorna al punto di partenza.

Chi vuole arruolarsi nell’esercito o ama i corsi di sopravvivenza non ha bisogno di andare in montagna o in luoghi esotici: può tranquillamente farsi un giro in bicicletta per Pescara.

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