Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

15/06/2014

Barbara Spinelli e Antonio Razzi. Sono poi così diversi?

Archiviato sotto: Il potere

Ha fatto scalpore – ma curiosamente nessuno o quasi ne parla – il fatto che Barbara Spinelli, giornalista di Repubblica e figlia di Altiero Spinelli (uno dei fondatori dell’Unione Europea) abbia deciso di accettare il seggio all’Europarlamento dopo aver dichiarato che non lo avrebbe fatto, essendo la sua candidatura solo una sorta di “garanzia” per gli elettori che volevano votare la lista Tsipras.

Il cambio di rotta, in puro stile “sinistra radical-chic”, è stato comunicato con una mail inviata da Parigi nella quale la novella Europarlamentare svolge un ragionamento complesso e articolato che si riassume in questi termini: è vero, avevo detto che se fossi stata eletta avrei fatto un passo indietro, ma adesso ho cambiato idea e il seggio me lo prendo.

Ovviamente la scelta di Spinelli – molto discutibile dal punto di vista politico – è assolutamente legale e legittima, ma lascia l’amaro in bocca anche a chi non ha votato per Tsipras. E pur con storie personali profondamente e radicalmente diverse, è troppo forte la voglia di domandarsi quanto Barbara Spinelli possa essere percepita come tanto diversa da Antonio Razzi, oramai assurto a livello di icona del “farsi i fatti propri”.

Ora, è evidente che l’associazione fra i due non “tiene”, che la scelta di Spinelli è stata frutto di intese più ampie con i vertici di partito, e che non c’è un interesse patrimonial-personale nel suo dietro-front.  Ma rimane il fatto che tutto questo è accaduto scavalcando la volontà degli elettori in nome degli interessi di partito (che poi sono sempre interessi di singoli politici o di gruppi di persone). E allora – in nome di dio o di chiunque altro costituisca il vostro legame con l’assoluto – come diamine è concepibile che la sinistra “dura e pura”, quella che rivendica la “diversità”, quella che si presenta come l’alternativa al consociativismo decolorato del PD, alla prova dei fatti si comporti come il peggiore dei partitucoli affaristi, il cui unico interesse è l’occupazione di seggi e scranni? Come si dovrebbe valutare il messsaggio politico del signor Tsipras? Come si fa a non ricordare quello che Leonardo Sciascia, nel suo “Il giorno della civetta”, fa dire a un capomafia, vale a dire:

Il popolo … il popolo cornuto era e cornuto resta … Il popolo, la democrazia…sono belle invenzioni: cose inventate a tavolino, da gente che sa mettere una parola in culo all’altra e tutte le parole nel culo dell’umanità … e sai chi se la spassa a passeggiare sulle corna? … i politici, e tanto più dicono di essere col popolo, di volere il bene del popolo, tanto più gli calcano i piedi sulle corna;

E infine, chissà mai se Crozza – almeno lui – parlerà di questa vicenda in uno dei suoi spettacoli?

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