Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

19/03/2014

Il primato del pragmatismo sulla storia

Archiviato sotto: Il potere,Vita forense

Un processo penale per “mala amministrazione” rinviato deliberatamente dal tribunale di Pescara ad una data che consente l’applicazione della prescrizione è un vero segno dei nostri tempi. Il presidente del collegio giudicante non ha fatto altro che applicare una direttiva del CSM: se per reati non particolarmente gravi l’istruttoria (cioè la formazione della prova) non è ancora iniziata e il processo sta per “scadere” (nel senso che è vicino alla prescrizione) allora tanto vale non sprecare risorse.

In termini puramente “aziendalistici” il ragionamento non fa una piega. Da un punto di visto della legge, ne fa molte perché almeno sulla carta non esistono reati di serie A e reati di serie B, tanto che – come ci ripetevano ossessivamente all’università – l’azione penale è obbligatoria. Ora, questa direttiva del CSM è il riconoscimento di fatto che, in realtà, non tutti i reati possono essere perseguiti e allora proseguendo sulla strada della logica aziendalistica sarebbe più utile formalizzare la cosa stabilendo per legge che, come negli USA, il pubblico ministero può decidere se fare o non fare il processo. Questo eviterebbe in radice lungaggini investigative o, al contrario, l’abbandono di fascicoli che poi vengono “resuscitati” in prossimità della prescrizione.

C’è, tuttavia, una seria controindicazione culturale e storica che affligge la direttiva del CSM: i processi che riguardano politici e – in generale – la pubblica amministrazione andrebbero celebrati comunque perché consentono agli amministratori innocenti di non dover vivere con il sospetto di essere colpevoli ma di essersela cavata solo perché il processo è durato troppo, e consentono ai cittadini di sapere quali, al contrario, sono stati autori di fatti che danneggiano la collettività. Per non parlare del fatto che la sentenza che pronuncia la prescrizione – quando c’è una parte lesa da risarcire – deve comunque entrare nel merito e stabilire l’eventuale, pur teorica, colpevolezza dell’imputato.

Nei processi di mala amministrazione, la parte lesa – anche se non “costituita parte civile – è la cittadinanza che avrebbe il diritto politico e civile di conoscere la verità (processuale).

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