Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

16/03/2014

Alessandrini, Blasioli e le (discutibili) primarie del PD

Il ritiro della candidatura di Blasioli a sindaco di Pescara nelle primarie del PD, e dunque l’affermazione di Marco Alessandrini come “candidato unico” del partito dimostra quanto forte sia l’illusione che i pescaresi possano  realmente contare qualcosa nelle scelte politiche di loro interesse.

Alessandrini – persona specchiata, senza dubbio – è il candidato del partito, Blasioli l’outsider che ottiene un risultato imprevisto alle primo turno delle primarie. Ci si aspetterebbe un ballottaggio “vivo” fatto di incontri pubblici, di confronti e di contatti con la gente. E invece… prevale la disciplina e la logica di partito. Dichiara infatti Blasioli, motivando la sua scelta:

 Ho deciso di fare un passo indietro perché non voglio spaccare una coalizione forte.

E perché – viene da chiedersi – la sua candidatura dovrebbe spaccare la coalizione? Cosa sarebbe successo se avesse vinto lui le primarie invece di Alessandrini? Forse che, in questo caso, il PD non lo avrebbe appoggiato?

Domande destinate a non avere risposta (pubblica), ma nel frattempo sostenitori e simpatizzandi del PD dovranno votare per un candidato che, in cinque anni di opposizione al Comune è stato del tutto assente dalla vita della città, e che ora, “spunta fuori” come un fungo in prossimità delle elezioni per candidarsi a Sindaco.

Se questo è il nuovo che avanza, c’è da domandarsi se non valga la pena di metterlo da parte. Il problema, infatti, non è la persona fisica da candidare ma il metodo. E questa brutta vicenda delle primarie dimostra che le primarie sono uno strumento che funziona fino a quando il partito lo vuole.

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