Un marziano a Pescara


Domande ingenue alla Bella Addormentata

10/10/2006

Ma lo sviluppo non passa solo per un hotel – Un intervento sul “caso De Cecco”, pubblicato sul quotidiano Il Centro del 9 ottobre 2006

Archiviato sotto: Il cemento,La spiaggia

Signor direttore,
Vorrei intervenire sulla vicenda “hotel sul mare” che, per come si sta sviluppando, offre interessanti spunti di riflessione.
Il primo: è chiaro che l’assedio alla spiaggia di Pescara da parte di soggetti privati continua imperterrito (ricoderà che segnalai alle autorità – peraltro senza risultati, se non qualche manifesto “cosmetico” dell’amministrazione comunale – la scandalosa vicenda della blindatura degli accessi al mare da parte dei balneatori, che continua tutt’ora nel silenzio di tutti). Ed è chiaro che la vicenda De Cecco si inserisce nel subdolo procedimento di espropriazione di beni pubblici a favore di interessi privati.

Il secondo: in termini abbastanza rozzi e riduttivi, la polemica è stata presentata come il contrasto fra chi vuole “innovare” Pescara e chi, invece, in nome di ideologie “passatiste” vuole condannare la città alla stagnazione. Non mi pare che un albergo possa decidere delle sorti di una città che, dal punto di vista dello sviluppo, ha ben altri problemi e ha già perso un enorme numero di occasioni vere (altro che albergo). Una per tutte: Pescara è tutt’ora incapace di capitalizzare il notevole afflusso di cittadini inglesi (e di altri paesi) prodotto dall’arrivo delle compagnie aeree low cost. L’amministrazione comunale è stata assolutamente latitante – al di là di frasi di circostanza – nell’intercettare il flusso di valuta pregiata che sfiora da anni la città. E d’altra parte, basta vedere in quanti negozi si parla una lingua diversa dal pescarere per capire quanto inesistente sia stata la sinergia fra amministrazione e commercianti sul punto.

Il terzo: se proprio vogliamo fare finta che il problema Hotel De Cecco sia di tipo ideologico, allora si potrebbe parlare della necessità, oramai riconosciuta da tempo anche da studiosi “al di sopra di ogni sospetto”, che al “turbocapitalismo” bisogna mettere un freno (così scrive, nel libro omonimo, Edward Lutwak, già consigliere militare del governo USA e dunque non in odore di leninismo ortodosso) e che bisogna recuperare, per proteggere il libero mercato, una dimensione di bilanciamento fra esigenze collettive e – giusta – libertà di manovra dell’impresa.

Ma, e mi avvio al quarto e ultimo spunto, la vicenda di questo albergo sul mare (e del ponte sul mare, e dell’isola sul mare e di chissà cosa altro) mi sembra più l’applicazione di un modello economico feudale-latifondista, secondo il quale il “signore” aveva potere assoluto sulla terra, sul cielo e sull’acqua.

Peccato che, da quell’epoca, siano passati quasi una decina di secoli. Per tutto il mondo, tranne che per Pescara, evidentemente.

Andrea Monti

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